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 Il "Rischio" e le sue tipologie.


Le tipologie di rischio presenti in Italia

- Terremoti

- Eruzioni vulcaniche
Nel mezzogiorno d'Italia si trova la maggiore concentrazione di vulcani attivi d'Europa:
il Vesuvio, l'Etna, lo Stromboli, Vulcano, i Campi Flegrei. Naturalmente non tutti i vulcani italiani presentano lo stesso rischio, che è commisurato al tipo di attività del vulcano (ad es. effusiva o esplosiva) e alla densità di insediamenti umani esistenti nelle sue vicinanze.
I vulcani sono stati protagonisti in passato di eruzioni devastanti che hanno cancellato intere città e causato migliaia di vittime, basti ricordare l'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. che distrusse Pompei.
Tuttavia anche eruzioni meno disastrose possono comunque arrecare forti disagi e danni alle infrastrutture, alle coltivazioni e all'economia della zona interessata: ad esempio l'ultima eruzione dell'Etna, pur senza provocare vittime, ha determinato per diversi giorni la chiusura dell'aeroporto di Catania a causa delle ceneri, la distruzione di ettari di bosco e di alcune importanti infrastrutture turistiche presenti ad alta quota. Oggi, grazie allo studio e al monitoraggio continuo di alcuni fenomeni precursori, è in molti casi possibile prevedere un'eruzione con un certo anticipo e attuare così importanti misure preventive che possono limitarne i danni.

- Alluvioni, frane, smottamenti, erosione delle coste
Il rischio idrogeologico rappresenta per l'Italia un pericolo secondo solo a quello sismico, in termini di perdita di vite umane e di danni arrecati alle strutture. Le cause di tale rischio possono essere di origine naturale, come piogge eccezionalmente abbondanti, o antropica: la mano dell'uomo, che si manifesta nell'uso della risorsa territorio per le attività di sviluppo, nell'abusivismo edilizio, nell'incuria nella manutenzione dei corsi d'acqua, nel disboscamento indiscriminato, nelle nuove tecniche di coltivazione agricola, è infatti, nella maggior parte dei casi, una concausa determinante per la gravità degli effetti. Alle conseguenze strettamente legate alla violenza dell'acqua si aggiungono fenomeni di natura prettamente geologica, come frane e smottamenti, che ampliano, nel tempo e nello spazio, le situazioni di rischio su cui intervenire.

- Incendi boschivi

- Attività antropiche
L'Italia è cresciuta tanto, negli ultimi cinquant'anni della sua storia, da diventare, da paese essenzialmente agricolo, uno dei paesi più industrializzati del pianeta, non senza pagare il prezzo di un aumento dei possibili pericoli. La rapida evoluzione dell'intervento dell'uomo sul territorio e del progresso tecnologico negli ultimi decenni non è sempre stata accompagnata da una pari evoluzione delle conoscenze circa le conseguenze di tali processi, né da un uguale sviluppo delle capacità di governarne eventuali anomalie.
Si sono generati così rischi specifici, che possono essere suddivisi in tre settori principali: nucleare, trasporti e industriale.
Il rischio nucleare deriva principalmente dagli effetti nocivi che l'esposizione a radiazioni ionizzanti in dose eccessiva comporta sia per la vita umana e animale che per l'ambiente.
Per quanto attiene alla radioattività artificiale (campo di specifico interesse della protezione civile) le principali fonti di rischio sono rappresentate dagli impianti nucleari, dalle apparecchiature industriali e mediche che usano materie radioattive, dagli impianti di ricerca, dalle scorie, dal trasporto di sostanze radioattive, dalla presenza di navigli a propulsione nucleare in alcune aree portuali.
In Italia, nonostante la definitiva chiusura delle centrali nucleari susseguente al referendum del novembre 1987, il rischio nucleare continua ad essere significativamente alto, sia per la diffusione delle fonti minori di radioattività sia perché il nostro paese può essere coinvolto da incidenti che si verifichino negli altri paesi europei dove continuano a funzionare centrali nucleari. Sul versante dei trasporti i rischi maggiori derivano dal costante incremento della pressione dei volumi di traffico sulla rete infrastrutturale di cui il Paese è dotato, che genera una serie di criticità.
Le caratteristiche strutturali e orografiche del territorio nazionale hanno tra l'altro reso indispensabile il ricorso a soluzioni tecniche fortemente incentrate sulle infrastrutture in sotterraneo: l'Italia è seconda solo al Giappone per numero e lunghezza totale di gallerie stradali e ferroviarie (oltre 2400 km. in sotterraneo con più di 2300 gallerie stradali, di cui 261 con lunghezza superiore ai 1000 mt). Di qui la particolare attenzione posta dalla protezione civile al rischio di gravi incidenti, rilevanti per gli effetti diretti, come ad esempio il numero di mezzi coinvolti o il rischio di dispersione nell'ambiente di sostanze nocive, che per gli effetti dovuti all'interruzione delle reti, che compromettono la regolarità dei flussi del normale, intenso traffico stradale, autostradale e ferroviario. Sul territorio nazionale sono presenti, infine, circa 1200 industrie dette a rischio di incidente rilevante, cioè suscettibili a dar luogo a un pericolo grave, immediato o differito per la salute umana e per l'ambiente, a causa dell'uso, movimentazione e/o stoccaggio di sostanze pericolose (tossiche, infiammabili, esplosive etc.). Il rischio associato all'utilizzo di queste sostanze, nonostante la modernizzazione degli impianti industriali, i miglioramenti dei processi produttivi e delle strutture impiantistiche, l'implementazione degli standard di sicurezza e l'adozione di severe normative di settore, non può essere azzerato. La protezione civile, attraverso la pianificazione dell'emergenza esterna a tali impianti industriali e con l'informazione alla popolazione, riduce il rischio residuo garantendo un livello di protezione sempre più adeguato e mirato per la popolazione e per l'ambiente.


- Nuovi rischi

Al già nutrito elenco dei rischi che siamo chiamati a fronteggiare la storia recente ha aggiunto nuovi rischi possibili, che possono presentarsi anche nel nostro Paese. Si tratta di pericoli un tempo previsti solo in caso di guerra, come il rischio nucleare, batteriologico o chimico, legati all'uso di armi di distruzione di massa, che fenomeni nuovi come il terrorismo internazionale hanno trasformato di recente in una possibile minaccia per le popolazioni civili. Oppure di nuove forme di epidemia o "pandemia", che l'intensità dei rapporti internazionali propri di un'epoca di globalizzazione rende particolarmente aggressive, come nel caso recentissimo della Sars. La Protezione civile è perciò chiamata a prendere in considerazione anche queste nuove fonti di pericolo, per studiarle, valutarne gli effetti, organizzare una efficace prevenzione e ogni forma di possibile difesa per scongiurare il pericolo e limitare il danno.

 


 
 

 

 
   

 

 

   

 

         

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